Iniziative e Programmi

   
Indietro
Home
   
   

 

INIZIATIVE E PROGRAMMI

 

Rilancio della musica d'ascolto e dello spettacolo dal vivo soprattutto di qualità, come alternativa culturale ed educativa alla musica disco e ai suoi effetti deleteri, in armonia con gli obiettivi statutari, sociali e culturali dell'Unasp/Acli nazionale.

   

PREMESSA

I soci l'associazione hanno come scopo preciso quello di rilanciare e diffondere la musica e lo spettacolo dal vivo , nella loro qualità di portatori di rapporti più umani, artistici e culturali tra l'artista e lo spettatore , in duro e polemico contrasto con la moda della musica “disco, techno, house etc.” oggi imperante in certe discoteche e in certi disco-bar, allo scopo soprattutto di controbattere la diffusione e la pratica di certe forme d'arte, di ricreazione e di spettacolo diseducative e asociali oggi di moda soprattutto tra i giovani, foriere di comportamenti e di costumi anche criminosi provocati dall'uso e dalla diffusione di sostanze tossiche e alienanti con conseguenti comportamenti irresponsabili e spesso luttuosi sulle strade , perseguendo e promovendo forme attive di sensibilizzazione, soprattutto tra i giovani, nei confronti dei veri valori della vita, della conoscenza, dell'arte e della cultura nonché della ricreazione sana, autenticamente e serenamente festosa e sociale, aiutandosi anche attraverso il rilancio e la difesa, dovunque sia possibile ed opportuno, si ribadisce, dello spettacolo “dal vivo”, con l'impegno primario a ricercare e a promuovere ogni possibilità in merito alla creazione di molteplici e nuove occasioni di operatività e di espressività per gli operatori culturali, assieme alla difesa ed al rilancio della produzione artistica del nostro Paese .

 

•  La legge sull'imposta spettacoli (16% sull'incasso imponibile), tuttora vigente, prevede l'esonero dall'imposta per tutti coloro che programmano o organizzano musica dal vivo. Lo Shows Studio denuncerà alle autorità competenti gli organizzatori che, utilizzando “musicanti” che fingono di suonare ricorrendo a musiche pre-registrate, frodano il fisco (reato penale!) e la buona fede del pubblico. Un fenomeno assai diffuso particolarmente nel cosiddetto “pre-discoteca”. Un fenomeno che provoca anche concorrenza sleale nei confronti dei veri musicisti e tradisce lo spirito della legge.

•  Lo Shows Studio ha chiesto, attraverso l'Unasp/Acli, alla SIAE di favorire la programmazione di concerti di musica d'ascolto dal vivo , di qualsiasi genere e ovunque tenuti, attraverso la riduzione del diritto d'autore dal 10 al 7,5% (come nella musica classica) e l'abolizione del minimo garantito.

•  Lo Shows Studio ha chiesto, attraverso l'Unasp/Acli, al Ministero delle finanze, di abbattere l'IVA dal 20 al 10%, con semplice circolare interpretativa, ogni qual volta vengano organizzati concerti di musica d'ascolto dal vivo , di qualsiasi genere e ovunque tenuti, a similitudine di quanto già disposto per gli spettacoli teatrali . E' infatti incomprensibile e comunque iniquo penalizzare i concerti, corali e strumentali, rispetto, non solo alla prosa, all'opera lirica e al balletto, ma anche al varietà, al cabaret e ai burattini.

•  Lo Shows Studio ha chiesto, attraverso l'Unasp/Acli, al Ministero dell'Interno, di invertire le disposizioni, emanate con circolare interpretativa, relative alla concessione della licenza di pubblico spettacolo prevista dalTULPS (Testo unico leggi pubblica sicurezza). Secondo le direttive del Ministero e delle Prefetture sono esonerati dalla licenza di pubblica sicurezza i pubblici esercizi che programmano musica con dischi o con un unico strumento musicale (anche se si tratta di disc jockey o di “pianista bar” con attrezzatura elettronica munita di musica pre-registrata). Secondo la circolare diventano invece un pericolo per la pubblica sicurezza anche due semplici chitarre acustiche che fanno, ad esempio, un concerto jazz o di musica classica. Viene chiesto al Ministero di esonerare dalla suddetta licenza i pubblici esercizi che programmano concerti di musica d'ascolto dal vivo, indipendentemente dal numero dei musicisti.

 

MUSICA E SICUREZZA NEI PUBBLICI ESERCIZI

 

La materia è tuttora disciplinata dal Regio Decreto 18/671931 n.773, art.68 e seguenti (TULPS – testo unico leggi pubblica sicurezza) e dal relativo regolamento attuativo (R.D. 6/5/1940 n.635).

Nello specifico la norma prevede in sostanza che per organizzare spettacoli o trattenimenti in un pubblico esercizio occorre apposita licenza che, oggi, viene concessa dai Comuni.

La musica, eseguita con dischi e supporti analoghi o con filo diffusione non viene citata. Successive precisazioni (circolari attuative o interpretative) nel tempo hanno escluso che sia necessaria una licenza quando la musica è semplice sottofondo.

La precisazione è stata estesa in un secondo tempo anche all'eventualità che la musica di sottofondo sia eseguita da un pianista di piano-bar. Le nuove tecnologie hanno portato ad estendere ulteriormente l'esonero all'utilizzo di un UNICO strumento musicale anche elettrico o elettronico, facendo scattare l'obbligo della licenza quando vengono utilizzati due o più strumenti.

A tutt'oggi non ci risulta che tale disposizione sia stata abrogata, quanto meno ufficialmente.

Nei fatti oggi si determina concretamente la seguente situazione:

  1. L'utilizzo di un disc jockey in un pubblico esercizio non impone di per sé l'obbligo di una licenza. Eppure è notorio che un bravo d.j. può in qualsiasi momento scatenare al ballo più sfrenato anche discoteche o piazze con migliaia di persone.
  2. L'utilizzo di un cantante/musicista munito di una tastiera elettronica computerizzata, munita di musica preregistrata sotto forma di basi orchestrate o di registrazione di veri e propri repertori discografici, non impone di per sé l'obbligo di una licenza. Eppure, anche in questo caso, se l'artista è un bravo animatore e sa utilizzare al meglio la propria attrezzatura, può tranquillamente fare le veci del d.j. di cui sopra, scatenando in qualsiasi momento al ballo più sfrenato anche discoteche o piazze con migliaia di persone.
  3. Viceversa l'utilizzo di due o tre musicisti muniti, ad esempio , di chitarre acustiche non amplificate , che eseguono tranquillamente musica jazz, blues o classica, trasforma gli stessi in possibili “ pericolosi criminali che attentano alla sicurezza degli spettatori ”. Motivo per cui, in questo caso, la licenza è d'obbligo con tutte le limitazioni e le disposizioni che ne conseguono per i locali di pubblico spettacolo.

Si tratta di evidenti anacronismi a causa dei quali le attuali disposizioni normative vengono, nei fatti, applicate rigorosamente ed in maniera fiscale sul territorio nazionale soltanto “a macchia di leopardo” utilizzando il discutibile sistema nostrano di “chiudere un occhio”. Quando però, come ad es. a Modena, si sono riscontrati eventi anche luttuosi determinati dal mancato rispetto, da parte di qualche pubblico esercizio, delle norme di sicurezza, scatta ovviamente la rigidezza anche nei confronti del rispetto di norme anacronistiche ed obsolete la cui attuale impalcatura non è in grado di perseguire l'oggetto per cui erano state emanate, ovvero la sicurezza.

Qual'è infatti l'organo di controllo, se non è presente al momento, che può impedire che, in un pub, in una birreria, in un ristorante, il d.j. o il tastierista scatenino improvvisamente la bagarre solo per “fare festa”, anche dopo qualche ora di innocua musica di sottofondo?

E' ovvia l'ineludibile necessità di un aggiornamento della norma, evitando contestualmente che, come al punto 3 di cui sopra, si mettano a rischio i diritti Costituzionali sulla “libertà di espressione” (art.21) e sulla “libertà di fare arte” (art.33).

In attesa di una norma di legge aggiornata, il TULPS succitato concede alla Commissione Provinciale di Vigilanza una certa facoltà interpretativa.

Parallelamente si evince dalla stessa “lettera” del TULPS che una delle principali fonti di possibile pericolo viene dalla festa da ballo.

La norma potrebbe quindi essere provvisoriamente interpretata in maniera aggiornata, attraverso circolari interpretative o delibere locali , inserendo nuovi “spartiacque” al posto di quelli succitati ovvero:

Concessione di esonero dalla licenza di pubblico spettacolo ai pubblici esercizi con capienza ufficiale inferiore alle 99 persone che programmano musica d'ascolto dal vivo , con divieto di organizzare o favorire l'insorgere della “festa da ballo” o comunque del ballo in sé da parte del pubblico. (ai fini della sicurezza e, quindi, di rendere operativo e praticabile il divieto senza trasformare i gestori in “sceriffi” sarebbe utile far apporre il cartello “vietato ballare” prevedendo una sanzione pecuniaria per chi spontaneamente, eludendo il divieto scritto, si mettesse a ballare. Il gestore parimenti dovrebbe assolutamente evitare di lasciare o organizzare “piste da ballo” vere o virtuali, occupando, opportunamente ma coscienziosamente, gli spazi liberi con tavoli e sedie).

I nuovi spartiacque, in questo caso, sarebbero due e in obbligatoria concomitanza:

•  Distinzione netta tra musica da ballo e musica d'ascolto

•  Limite di capienza a 99 persone per ottenere l'esonero relativo alla licenza

In tal modo si favorirebbe lo sviluppo di iniziative musicali a carattere culturale caratterizzate, appunto, come musica d'ascolto, contestualmente al rilancio della musica dal vivo e in contrapposizione alla moda della cosiddetta “musica disco” con relativa “cultura dello sballo” che tanti problemi e tanti lutti sta provocando nel nostro Paese.

Aumenterebbero anche sensibilmente i posti di lavoro per i nostri musicisti.

Il limite di 99 persone è già un limite ufficiale e consolidato per certi aspetti della sicurezza. Il ballo, citato anche dal Tulps come eventuale (e reale) fonte di pericolo è uno spartiacque facilmente controllabile.

Si dovrebbe ovviamente eliminare la vecchia disposizione relativa al numero degli artisti o degli strumenti di per sé anacronistica, irrilevante, inefficace e lesiva in parte di diritti Costituzionali.

E' sufficiente, per fare degli esempi, immaginare, estremizzando, quali disordini potrebbe provocare anche un'intera orchestra jazz o di musica classica, in concerto, con 15-20-25 musicisti.

Inserire invece, come qualcuno propone, limiti relativi ai volumi sonori degli amplificatori, è di difficile applicazione e di difficile controllo.

Imporre infatti l'uso, a tal uopo, di limitatori elettronici automatici, provocherebbe, in questi casi, una manipolazione in senso negativo della qualità del suono e della prestazione artistica.

Un problema irrisolvibile in tal modo in un ambiente piccolo dove accanto a strumenti che necessitano di una pur limitata amplificazione (chitarra, voce, flauto etc.) vi possono essere altri strumenti come tromba, sassofono, batteria, e anche fisarmonica che, senza amplificazione , produrrebbero dei decibel superiori ad eventuali valori limitativi imposti per norma.

A tal proposito qualche burocrate ha addirittura proposto il divieto d'uso degli strumenti che, per la loro natura, non possono essere assoggettati ai limitatori acustici automatici di cui sopra. Un provvedimento che, se applicato, potrebbe venire immediatamente caratterizzato come abusivo, oppressivo, rozzo, anti-culturale, incostituzionale e poco intelligente, qualunque fosse l'obiettivo che s'intendesse perseguire.

Invece la proposta succitata che noi sosteniamo, sarebbe di facile applicazione, di facile controllo e in sintonia con le esigenze attuali di carattere sociale, culturale, costituzionale e di sicurezza.

Per chi poi volesse, eccezionalmente o meno, andare oltre le limitazioni prospettate o volesse organizzare una festa da ballo in un pubblico esercizio, potrebbe sempre chiedere una licenza di pubblico spettacolo anche temporanea o straordinaria, riconsegnando al Comune o alla Commissione Provinciale Di Vigilanza la responsabilità e l'autorità di decidere volta per volta.

 

   
  Showsstudio
SITE